Luciano Schifone non demorde. «Nessuna questione di vita o di morte ma di principio. Io vado avanti», chiarisce il consigliere del Pdl che ha presentato un emendamento al bilancio per sanare i piccoli abusi realizzati prima dell’entrata in vigore del piano casa.
La commissione si riunisce nel pomeriggio ma ieri il mini-condono proposto da Schifone è stato al centro della discussione. Se n’è accennato anche in una riunione di maggioranza nel corso della quale è stato sollevato più di un dubbio sulla opportunità, politica e giuridica, di approvare l’emendamento. Anche Palazzo Santa Lucia segue con attenzione la vicenda e non è un caso che i primi a frenare siano stati due uomini molto vicini al governatore, il presidente della commissione Bilancio Massimo Grimaldi e il capogruppo della lista Caldoro Gennaro Salvatore.
Il primo ritiene che l’emendamento sia inammissibile in quanto incostituzionale perchè le Regioni non possono legiferare su una materia di esclusiva competenza dello Stato. Per Salvatore serve invece «una soluzione equilibrata e condivisa da tutte le istituzioni coinvolte». In una terra martoriata dall’abusivismo dove ogni manovra, nazionale o regionale che sia, vuole essere utilizzata come il cavallo di Troia per arrivare alla sanatoria, la proposta di Schifone non solo riapre un’accesa discussione politica ma suscita o rischia di suscitare anche false aspettative in chi pensa che con una leggina si possano salvare le costruzioni illegali.
L’assessore all’Urbanistica Marcello Taglialatela, che nel 2010 volle la modifica del piano caso approvato dalla giunta Bassolino per renderlo più flessibile e meno rigido, è prudente. «Credo – dice – che non tutti abbiano compreso la portata dell’emendamento e bene ha fatto il procuratore aggiunto Aldo De Chiara ad essere cauto. Mi sembra evidente che la proposta sarebbe inammissibile se dovesse comportare implicazioni legate agli abbattimenti. Ma non mi pare questo il caso. Anzi, voglio essere chiaro: la proposta di Schifone non risolve affatto il problema delle demolizioni. Ad ogni modo, nel rispetto dei ruoli, preferisco esprimermi dopo che si sarà espressa la commissione».
Taglialatela una cosa la vuole però dire. «Non si tratta di un condono ma di regolarizzare un’opera realizzata prima che una legge successiva alla sua costruzione la rendesse legale», spiega. In sostanza, ed è il ragionamento che ha ispirato Schifone, chi prima del 2009 ha aumentato fino a un massimo del 20 per cento dell’esistente la volumetria della propria abitazione dovrebbe eliminare l’abuso e poi ricostruire con regolare licenza. È questo passaggio che Schifone vuole eliminare attraverso il mini-condono. «La verità – aggiunge Taglialatela – è che quando si parla di urbanistica c’è sempre un pregiudizio, come se dovesse esserci per forza un intento speculativo».
Il consigliere del Pdl dunque va avanti, ritiene la sua proposta una questione di giustizia. «Non ritiro nulla – avverte Schifone -. Andiamo in commissione e discutiamo, vediamo cosa effettivamente pensano le forze politiche del problema dell’abusivismo.
Anche perchè mi era sembrato di capire che ci fosse un orientamento positivo anche delle forze di opposizione». Schifone quindi non ritira l’emendamento, anzi chiede che sia votato. «Se sarà bocciato non lo riproporrò in aula. Quanto alla competenza – sostiene il consigliere del Pdl – è vero che il condono è materia esclusiva dello Stato. Ma vorrei in commissione una discussione politica per far emergere le posizioni di tutti».
viaScontro sul mini-condono Braccio di ferro nel Pdl campano - Il Mattino.