(La Stampa – Carlo Bertini)
Ma l’opposizione si divide, Casini apre al dialogo con il Pdl
Alle aperture del premier sulle modifiche alla manovra possibili in Parlamento, Pd e Udc rispondono con due pre-condizioni: niente condono edilizio e niente fiducia, con Casini «disponibile al dialogo» e Bersani più cauto in guardinga attesa della prova del nove in Senato.
E almeno sul condono, la maggioranza lancia segnali rassicuranti, mentre sulla fiducia nessuno offre garanzie, se non altro perché è ancora tutto da vedere lo sviluppo di un confronto tra i poli che parte non certo con i migliori auspici. Mercoledì in Senato cominceranno le audizioni e la manovra entrerà nel vivo la prossima settimana, ma già tutti i partiti stanno mettendo a punto le proposte di modifica che verranno concentrate su alcuni punti qualificanti, salvo il libero sfogo della fantasia dei singoli sempre concesso quando approda una finanziaria nelle Camere.
E proprio di singola iniziativa non autorizzata parla il Pdl a proposito dell’ipotesi di emendamenti di maggioranza sul condono: «Ciascuno – chiarisce una nota del gruppo del Senato – ha il diritto di presentare proposte, ma siamo ancora in una fase interlocutoria e ogni polemica è pretestuosa». «Non ci sarà nessun condono – taglia corto Gasparri – e mi stupisco che se ne continui a parlare dopo che questa ipotesi è stata già smentita». Piuttosto il Pdl in questa fase preferisce puntare il mirino contro la categoria dei magistrati in sciopero, visto che, attacca Cicchitto, «la protesta dell’Anm non è fine a sé stessa, ma ha un chiaro obiettivo politico e quindi potrebbero manifestare con la Cgil lo stesso giorno e nelle stesse piazze».
Ma a parte le schermaglie che da qui in avanti sarano quotidiane, nell’opposizione qualcosa si muove e lo dimostrano i tentativi di dialogo avviati dai centristi e le riunioni che da domani si susseguiranno nel Pd per decidere su quali proposte puntare. E in quest’ottica va segnalato un accordo preventivo tra il segretario Udc Cesa e il capo degli ex Ppi Fioroni, che hanno deciso di presentare insieme alcuni emendamenti su pensioni, lavoro e liberalizzazioni, «nella speranza che siano condivisi poi da tutto il Pd». Un’asse, quello tra Udc e Democratici, che Casini intende per ora difendere, visto che proprio ieri ha voluto chiarire che «a noi non interessano due o tre ministeri, ma un atto politico del premier verso l’opposizione responsabile di Pd e Udc. Se Berlusconi non fa più propaganda accogliamo il suo invito a discutere, ma per fare cose serie», non certo «condoni con cui il paese perde il senso della legalità e abbassa il tasso etico».
Come ovvio il Pd è più cauto e rinvia al confronto parlamentare per misurare la disponibilità alle aperture della maggioranza su proposte dell’opposizione. Ma fissa il primo paletto con il «no a un condono mini o maxi che sarebbe inaccettabile», scandito dal responsabile economico Stefano Fassina e con l’altolà sulla fiducia, «di cui già si sente parlare e che renderebbe impossibile ogni tentativo di collaborazione costruttiva». Ma nel timore che il premier voglia spaccare il fronte delle opposizioni, anche il Fassina tiene a chiarire che «il giudizio su questa manovra inaccettabile accomuna noi e Casini e spero in convergenze parlamentari con l’Udc su proposte comuni». E dal Pdl arriva puntuale un avvertimento: «Mi auguro che il Pd e Bersani cambino atteggiamento ed è un peccato che il leader della principale forza di opposizione si mostri indisponibile a un confrono serio».
I dipietristi invece parlano una lingua diversa e non ritengono possibili convergenze lungo il percorso parlamentare: «Siamo contrari alla manovra lacrime e tagli che colpisce i soliti noti, noi abbiamo presentato una contromanovra e ci auguriamo che il governo recepisca le nostre proposte».
via Il governo rassicura: “Il condono non ci sarà” – LASTAMPA.it.












