lug13

Basta con la politica dei condoni. Per costruire, i cittadini hanno bisogno di regole chiare

(Il Sole 24 ORe – Oliviero Toscani)

«Maestà, il popolo chiede cemento», si sentirebbe apostrofare oggi una Maria Antonietta in viaggio in Italia, mentre intorno infuria il Terrore urbanistico e il peggiore degrado del paesaggio. E se al posto delle brioches – sappiamo come è finita – alle plebi del condono si dessero, invece, regole chiare per costruire? Progettare, mettere su casa non è un crimine, anzi. Sebbene a certi gusci ritinti e parrucconi la sola parola cemento fa arricciare il naso nei salotti. Tanto poi nel mondo reale si alzano verandine, si spostano muri, si guadagnano nottetempo cubature.

È l’ora di dire basta all’ipocrisia di chi di costruire non può neanche sentire parlare e poi tollera lo scempio quotidiano che viene fatto del paesaggio italiano. Perché continuare a vietare senza migliorare? Se un cittadino vuole costruire, progettare, perché a causa di normative complicate che spesso finiscono per portare alla corruzione, non lo deve poter fare? Perché continuano a riproporci uno strumento come il condono che non funziona e per di più violenta il territorio? Di questo si è parlato a Petra, in provincia di Livorno, con Salvatore Settis, dove abbiamo invitato tutti gli architetti, critici d’arte e urbanisti che hanno a cuore un «nuovo paesaggio italiano».

Il primo condono edilizio? Risale al 1985, e da allora il male continua: l’ultimo è stato riproposto nel 2003. I governi si susseguono e ancora cerchiamo di venire a capo di un problema che corrode il Bel Paese. Perché il condono è sempre servito allo Stato a fare cassa. Parallelamente, l’illegalità ambientale legata agli abusi edilizia è esplosa: nel 2009 sono state riscontrate 12mila attività illecite, 10mila persone denunciate, 188 arresti, 2.800 sequestri. I casi di abusi edilizi sono stati 4.898 e le denunce hanno superato quota 6.000.

E come sempre, le regioni del Sud sono quelle con le cifre più preoccupanti: con il primato negativo della Campania (con 2.288 denunce,723 sequestri, 84 arresti) subito seguita a ruota dal Lazio. Gli effetti che si sono registrati a causa del malfunzionamento delle nostre politiche edilizie sono devastanti: ogni 43 minuti nel nostro paese avviene un reato ambientale. A causa dell’urbanizzazione 1.500 ettari l’anno del nostro suolo naturale vengono mangiati dal cemento, l’80% del nostro terreno è diventato di scarsa qualità, e a causa di uno sfruttamento intensivo e non programmato del suolo, in Italia i comuni a rischio di alluvione e frane sono 5.581 (dati Legambiente). Risultato: in questo Far West, oberato di leggi inutili e penalizzanti, regolamenti, piani regolatori e controlli a chiunque è consentito di agire a piede libero, visto che costruire nella legalità è praticamente impossibile. Qualche tempo fa, parlando ad una assemblea pubblica, osservai che la prima regola nell’edilizia dovrebbe essere «una casa un architetto».

L’ecologia, penso io, ha un senso quando è al servizio dell’uomo. Piuttosto che cercare di far passare condoni mini o maxi, un governo che avesse a cuore il paesaggio italiano dovrebbe mettere in condizione i cittadini di costruire nella legalità. Entro confini chiari e trasparenti. Con norme più semplici e comprensibili, procedure meno farraginose. Controlli puntuali, piani regolatori che tengano conto della peculiarità del territorio e rispettino l’ambiente. Se c’è riuscito Mussolini nel dopoguerra a costruire il quartiere Eur a Roma in una delle zone più paludose e malariche del Lazio perché non dovremmo riuscire noi nel 2010, con gli strumenti e le tecniche che abbiamo acquisito, a costruire legalmente senza fare terra bruciata di tutto ciò che ci circonda? Agli italiani che chiedono anarchia dobbiamo dargli democrazia. Se qualcuno vuole fare di fretta e male, dobbiamo rispondere piano (regolatore), la via maestra per fare presto e bene.

via Basta con la politica dei condoni. Per costruire, i cittadini hanno bisogno di regole chiare – Il Sole 24 ORE.

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